Un anno di Beatles – 10
«Happiness is a warm gun»
The Beatles, detto ‘The White Album’, è da molti considerato il lavoro più significativo, quello che tanti di noi portano nel cuore, per diversi motivi. Potremmo iniziare proprio da quella meravigliosa, immacolata copertina, tutta bianca con il nome del gruppo in rilievo, bianco anche lui, invisibile a un primo sguardo. Non sappiamo se fosse la prima volta che si faceva qualcosa di simile, ma di sicuro fu la più celebre.
Dopo il formalismo di Sgt. Pepper’s e il meno amato Magical Mistery Tour, il ‘Doppio Bianco’ è un lavoro che sterza bruscamente da molte delle regole stabilite negli anni precedenti: i quattro non lavorano più solo insieme, spesso sono addirittura al lavoro simultaneamente in studi diversi; chi ha scritto il brano lo canta e molte volte decide quasi tutto ciò che lo riguarda; il povero Ringo è costretto a suonare centinaia di volte la stessa parte o ad aspettare nei corridoi che qualcuno decida che c’è bisogno di lui, arrivando anche a lasciare la band; i quattro litigano furiosamente per i motivi più futili dimostrando un’insofferenza reciproca data da anni di contatti strettissimi, chiusi al mondo esterno; Yoko Ono fa la sua comparsa al fianco di John in studio e non lo lascerà più. George Martin non è più l’unico produttore del gruppo e i quattro invece di provare, e poi registrare, registrano qualsiasi cosa, trovandosi fra le mani una quantità impressionante di nastri.
E che dire delle dissolvenze fra i vari brani che li legano quasi tutti uno all’altro? Un intero lato di Abbey Road beneficerà in maniera anche maggiore di questa tecnica di missaggio.
Questo porta a un capolavoro di ineguagliabile bellezza.
Se la parola ‘versatilità ’ ha mai avuto un significato in musica, potrebbe davvero essere ciò che è contenuto in questo album.
Come se non bastasse, alla straordinaria qualità e varietà di elementi si aggiunge il singolo “Hey Jude/Revolution†che questa volta, prendendoci una nuova, piccola libertà , non inseriremo nell’album ma citeremo come facente parte di esso.
La grandiosa track-list (abbiamo lasciato le quattro facciate originali dell’LP) è quella che segue:
Side one
1.        “Back in the USSRâ€
2.        “Dear Prudenceâ€
3.        “Glass Onionâ€
4.        “Ob-La-Di, Ob-La-Daâ€
5.        “Wild Honey Pieâ€
6.        “The Continuing Story of Bungalow Billâ€
7.        “While My Guitar Gently Weeps†(Harrison)
8.        “Happiness Is A Warm Gunâ€
Side two
1.        “Martha My Dearâ€
2.        “I’m So Tiredâ€
3.        “Blackbirdâ€
4.        “Piggies†(Harrison)
5.        “Rocky Raccoonâ€
6.        “Don’t Pass Me By†(Starkey)
7.        “Why Don’t We Do It in the Road?â€
8.        “I Willâ€
9.        “Juliaâ€
Side three
1.        “Birthdayâ€
2.        “Yer Bluesâ€
3.        “Mother Nature’s Sonâ€
4.        “Everybody’s Got Something to Hide Except Me and My Monkeyâ€
5.        “Sexy Sadieâ€
6.        “Helter Skelterâ€
7.        “Long, Long, Long†(Harrison)
Side four
1.        “Revolution 1â€
2.        “Honey Pieâ€
3.        “Savoy Truffle†(Harrison)
4.        “Cry Baby Cryâ€
5.        “Revolution 9â€
6.        “Good Nightâ€
Se si considerano opposti come la violenta “Helter Skelter†e la morbida “Mother Nature’s Son†di Paul o la graffiante “Revolution†e la dolcissima “Julia†di John, passando per estremi come “Back in the USSR†e “Martha My Dearâ€, o “Everybody’s Got Something to Hide Except Me and My Monkey†e “I’m So Tiredâ€, ci si rende davvero conto di cosa sia necessario per essere la più grande band di sempre. E abbiamo citato solo alcune canzoni, lasciando fuori molto altro. L’album bianco arriva a quasi un anno di distanza dall’ultimo lavoro, ma è doppio e il tempo passato si giustifica già così.
È come se i ragazzi fossero tornati in strada, al rock’n’roll delle origini, brani come “Back in the USSR†e “Birthday†sono tiratissimi, alla loro maniera; “Helter Skelter†e “Yer Blues†aprono strade nuove percorse negli anni da band di blues e hard-rock di ogni tipo; “Why Don’t We Do It in the Road?†vede una performance vocale di McCartney catalogabile come una delle più sensuali della storia; all’estremo opposto, “I Will†e “Blackbird†(ma non solo queste) sono fra le ballate più morbide mai scritte, spesso registrate a distanza di una sola seduta da cose violentissime.
Dal punto di vista compositivo ci sono capolavori sconosciuti a molti come “I’m So Tired†e “Sexy Sadieâ€, accomunati da un audace accordo maggiore che scende di mezzo tono ad inizio strofa, o la bellissima “Happiness Is a Warm Gunâ€, tre canzoni incompiute che Lennon riuscì a fondere in un singolo capolavoro.
Nessuno di loro aveva più paura di nulla, non c’era differenza fra gli elementi, si usava qualsiasi cosa: dalle ragazze in strada che facevano la posta davanti agli studi, reclutate per cantare un coro che necessitava di voci femminili, alla tromba delle scale per creare un effetto di ‘riverbero’ naturale. L’unico limite era quello della loro fantasia e dei problemi tecnici spesso insormontabili per l’epoca. Una stanza minuscola con loro chiusi dentro a registrare “Yer Bluesâ€, ogni cosa capitata per caso, come un bicchiere che vibrava a una certa nota suonata, veniva registrata e utilizzata.
Abbiamo detto di “Hey Jude†e della violenta versione di “Revolution� Non crediamo ce ne sia davvero bisogno, capolavori senza tempo!
Chitarra elettrica
Se la chitarra era quasi scomparsa da Sgt. Pepper’s, ecco che i quattro tornano all’antico, rispolverando le fide sei corde e aggiungendo distorsioni esagerate per l’epoca, facendo saturare i banchi di Abbey Road come nel caso di “Revolutionâ€. Davide Canazza approfondirà alla sua maniera il tema chitarra, qui accenniamo qualcosa.
Siamo onesti: ciò che rimarrà nella storia in quanto a chitarra elettrica è di sicuro il solo di Eric Clapton su “While My Guitar Gently Weeps†di Harrison, che aveva provato senza successo con nastri al contrario e quant’altro, ma alla fine chiese all’amico Eric di suonare lui. E per fortuna che lo fece, la bellezza della canzone, unita all’intensità dell’assolo, ci hanno regalato una performance memorabile.
Ma le elettriche sono abbondanti e di qualità in tutto il lavoro, su ognuno dei rock’n’roll sopra citati la chitarra la fa da padrona, siamo tornati agli esordi ma con la maturità dei musicisti navigati, questa è una delle migliori sintesi della loro vita musicale.
E che dire di “Everybody’s Got Something to Hide Except Me and My Monkey†e “Sexy Sadieâ€, due gemme compositive, soprattutto la seconda, anche queste piene di suoni di chitarra elettrica, riff, assoli, qualsiasi cosa?
Chitarra acustica
Durante il viaggio in India pare che Donovan avesse insegnato la tecnica americana del basso alternato sulla chitarra acustica a John, che non si fece scappare l’occasione di scriverci la struggente ballata dedicata alla madre scomparsa, “Juliaâ€, unica canzone della loro storia che vede John in completa solitudine, e il riff portante di “Dear Prudenceâ€, anche questa legata all’India, visto che doveva trattarsi di Prudence Farrow, sorella dell’attrice Mia Farrow, loro compagne di meditazione nel paese straniero. La stessa “Sexy Sadieâ€, rivolta al maestro spirituale, il Maharishi Maesh Yogi, nasce da quell’esperienza.
E c’è tanta acustica nelle mani di Paul che si produce in gemme come “Blackbird†e “Mother Nature’s Sonâ€, piccoli capolavori nati sulla falsariga di “Yesterdayâ€, con il nostro che usa le sole dita e le sei corde per regalarci momenti intensi e indimenticabili.
Arrangiamenti
Sono oramai lontani i tempi in cui i quattro entravano in sala e registravano un disco in poche ore, allora erano sotto pressione a causa dei tour ininterrotti e del lavoro di promozione che sembrava non finire mai, oltre al fatto che gli studi costavano. A questo punto si trattava invece dei musicisti più famosi del pianeta, liberi da ogni tipo di impegno se non quello di stare in studio a creare e registrare il nuovo disco, e gli studi erano praticamente casa loro, nessuno si sarebbe sognato di chiedergli di andarsene perché altri ne avevano bisogno! Ecco che ci si poteva permettere di usare centinaia di nastri, la maggior parte dei quali sarebbe risultata inutile, invece di provare da qualche altra parte e arrivare in studio con le idee più chiare. Come già accennato, rispetto al grande lavoro fatto su Sgt. Pepper’s, l’album bianco è una sorta di ritorno alla semplicità , molti brani funzionano grazie all’ossatura della band, basso e batteria con chitarre a riempire il tutto; diversi brani si reggono quasi solo sulle chitarre acustiche; quello che appare sempre più evidente è come le orchestrazioni di George Martin si andassero a sovrapporre perfettamente al lavoro del gruppo, andando a compensare dove i Beatles non sarebbero arrivati con i loro mezzi, dimostrando come lui fu davvero il ‘quinto beatle’. Su “Happiness Is a Warm Gun†non hanno nessun problema a passare più di una volta da un tempo di 4/4 a uno di 3/4, molte canzoni sembrano quasi scontate nella loro semplicità , ma ogni meccanismo funziona perfettamente, Ringo non sbaglia un passaggio e alla fine il risultato è sotto gli occhi di tutti, da molto tempo.
Voci
Dai cori stile anni ’50 di “Back in the USSR†ai perfetti incastri di “Happiness Is a Warm Gunâ€, dal tappeto vocale su “Rocky Raccoon†alla splendida seconda voce di Lennon e tutti i cori su “Hey Judeâ€, si arriva a quella “Sexy Sadie†piena di piccoli ma preziosi interventi, un loro marchio di fabbrica che ha segnato il corso del pop per sempre.
I pensieri di Winston
di Davide Canazza
Il disco inizia con una jam session che vede Jerry Lee Lewis al piano, Elvis alla voce e i Beach Boys a fare il coro… Non è vero, in “Back in the USSR†ci sono solo Paul McCartney (voce, batteria, chitarra solista e piano), John Lennon (basso, batteria e cori) e George Harrison (chitarra ritmica e cori). Ringo era in vacanza. L’assolo di McCartney è semplicemente (in senso letterale) meraviglioso.
Le chitarre e i chitarristi tornano protagonisti in questo album. Nuovi strumenti per tutti: la leggendaria Gibson Les Paul ‘Lucy’ di Harrison (appartenuta prima a John Sebastian, poi a Clapton che la regalò a George) le Martin D-28 di John e Paul, la Gibson J-200 di Harrison, il Fender Bass VI da usare come jolly…
Sul versante ampli si entra in piena egemonia Fender: un nuovo Deluxe Reverb Silverface per Harrison da affiancare al fedele Bassman Blonde e un Deluxe Amp Blackface per John.
Torniamo alla musica. Per la registrazione dell’album, i Beatles si ritrovarono spesso a lavorare contemporaneamente nei tre studi di Abbey Road, e ognuno degli altri tre era obbligato a contendersi Ringo per le parti di batteria. Capitava così che Lennon, Harrison e McCartney si scambiassero i ruoli o che il pezzo venisse lasciato in sospeso in attesa dell’assolo di George o del basso di Paul, o dei cori di tutti e quattro.
Come già in passato, molte chitarre soliste sono di McCartney, ma anche Lennon si guadagna una buona fetta di assoli, sempre in pezzi da lui composti. Sua è la chitarra con fuzz di “Happiness Is a Warm Gunâ€; suo il primo assolo di “Yer Bluesâ€, mentre il secondo è di Harrison (ma in sottofondo si sente anche l’originario secondo solo di John).
Il solo nel finale di “Sexy Sadie†è sempre di Lennon e sempre sua è la distortissima chitarra solista in “Revolution†(versione 45 giri), il cui suono è ottenuto passando attraverso un fuzz collegato direttamente alla console del mixer.
Paul è alla chitarra solista in “Back in the USSR†e “Honey Pieâ€, mentre in “Helter Skelter†suona la ritmica e il fraseggio discendente dell’introduzione, ripreso poi anche dopo l’assolo centrale di George.
Harrison, oltre che nei due brani già citati, esegue le parti di chitarra solista anche in “Everybody’s Got Something to Hide Except for Me and My Monkeyâ€, “Revolution 1†e in “Savoy Truffleâ€.
E poi c’è “Birthdayâ€, una canzone scritta da Paul di getto, con il contributo di John e George. Qui le chitarre di Lennon e Harrison sono entrambe ritmiche e soliste, col riff suonato in contemporanea dai due su ottave differenti: John quella bassa, George quella alta. Anche le parti di chiusura alle strofa strumentale sono suonate all’unisono dai due chitarristi.
Un pezzo inciso alla vecchia maniera, con tutti e quattro i Beatles presenti contemporaneamente! Per la cronaca, tra la registrazione delle parti ritmiche e le sovraincisioni di completamento (parti soliste, tastiere e voci) i quattro e il tecnico Chris Thomas si presero una pausa per vedere in TV (a casa di Paul) il film The Girl Can’t Help It!.
Il rock’n’roll, quella sera, era nell’aria!
Ho visto i Beatles dal vivo – 4
di Dennis Conroy
4. I Beatles avevano un gran look
Il look che avevano adottato dopo i viaggi ad Amburgo li faceva brillare nella Liverpool provinciale dei primi anni ’60. Preferivano il nero e, artificiosi o meno, apparivano come un’unità .
Paul aveva quella faccia da baby-killer, John appariva amichevole ma tagliente.
George sembrava troppo giovane per essere così bravo, sembrava il fratellino che si portavano in giro.
Mi ricordo i Beatles al Cavern in occasione del ventesimo compleanno di Paul. Una torta con le candeline fu portata sul palco e una volta terminato il consueto ‘tanti auguri a te’, George, nella sua maniera divertente di dire le cose, ci informò che l’unico teenager dei Beatles rimasto era lui. Visto che la maggior parte di quelli fra il pubblico erano teenagers, era il suo modo per dirci che era ancora uno di noi.
Pete Best era una star da film, o almeno sembrava esserlo. Era indubbiamente il Beatle più popolare fra le ragazze. Credo che non fosse un fatto da sottovalutare, visto che cadeva spesso sotto i colpi del tagliente umorismo di John e Paul. Spesso annunciavano, fra le urla piene di aspettativa delle ragazze, che Pete avrebbe cantato la canzone seguente, partendo poi invariabilmente con una delle loro canzoni, mentre Pete abbassava lo sguardo timidamente alla maniera di James Dean, con gli altri che ridevano. Il mio amico Billy Kinsley dei Merseybeats mi ha assicurato che Pete in qualche occasione cantò, anche se non mi capitò mai di vederlo.
5. I Beatles erano incredibilmente eccitanti
I Beatles salivano lentamente sul palco ignorando la gente, facendo piccoli aggiustamenti agli strumenti già posizionati. Paul tirava il jack della chitarra con il tacco di uno dei suoi stivaletti cubani per togliere possibili nodi formatisi prima di inserirlo nell’amplificatore.
Attento a non fare troppo rumore, Pete sistemava il rullante prima di alzare lo sguardo al fronte del palco. Da sinistra a destra George, Paul e John, ignorando il pubblico, erano parte di qualche inascoltabile scherzo fra di loro mentre noi… guardavamo in attesa. Uno dei tre, senza dare nell’occhio, si girava per fare la modifica finale ad uno degli ampli.
Poi accadeva. Con un segnale chiaramente preparato, forse un conteggio silenzioso o un 1, 2, 3, 4 dato da uno stivale sul palco, i Beatles si lanciavano nel numero di apertura. Eravamo sempre colti di sorpresa. Quelle intro erano un classico dei loro concerti.
Erano sempre impegnati con la gente, leggevano richieste scarabocchiate su foglietti, o facevano battute. Erano estremamente divertenti senza essere mai volgari. John aveva un gran senso dell’humour, ci torno più avanti.
Mentre Paul leggeva una richiesta o John scherzava con qualcuno, avveniva la segreta preparazione del pezzo successivo. Qualunque fosse la cosa che era appena terminata, iniziava subito un nuovo brano, contato in segreto per sorprenderci ancora.
Ulteriori eccitazione era generata dal ritmo e dalla dinamica con cui i Beatles costruivano la loro musica. I rock’n’roll venivano suonati più velocemente e con più drive degli originali di Little Richard, Elvis e Chuck Berry. Ancora una volta i Beatles ci sorprendevano tutti, mettendo quel qualcosa in più in tracce che, anche se ben note a tutti noi, avevano ora il timbro dei Beatles ben impresso.
Aggiungevano dinamica a brani come “To Know Her Is To Love Herâ€. L’energia che iniettavano nella parte centrale non era certo presente nella pur splendida versione originale.
6. Sapevano scrivere una canzone decente
La loro reputazione era basata all’epoca su molte cose ma non, come si potrebbe pensare, sulla loro capacità di scrivere. Avevano un repertorio vasto e vario con qualche sporadica aggiunta di brani originali. Ricordo di averli sentiti suonare “Love Me Doâ€, “P.S. I Love Youâ€, “Please Please Me†e “The Tip of My Tongueâ€. Fu una inaspettata e gradita sorpresa quando uscì il primo album con ben otto originali. Il resto è, come si suol dire, storia.
Ai tempi del Cavern “P.S. I Love You†era una delle preferite dalle ragazze, ma conquistò anche molti dei ragazzi. Ciò perché questo gruppo di ragazzi proveniente dalla nostra stessa realtà scriveva le proprie canzoni. Fino a quel momento credevamo che si dovesse essere un ‘vero’ musicista scelto da Dio per comporre nel ‘Brill Building’ o a ‘Tin Pan Alley’ o in una sala da concerto. Ma nessuno dei ‘nostri amici’ lo fece perché loro potevano.
“P.S. I Love You†era la canzone che tutti ci saremmo aspettati come lato A di un singolo quando scoprimmo che i Beatles stavano per fare un disco. “Love Me Do†era di certo più forte e adatta ad essere il lato A per un singolo di debutto, singolo che io comprai la mattina stessa che uscì.
“Please Please Me†al Cavern era suonata molto più lenta, con George che suonava il riff ad ottave e senza armonica. Il ritornello «Come on, come on» e quella favolosa parte centrale che riportavano sui versi iniziali la rendevano davvero speciale.
“The Tip of My Tongueâ€, che divenne un singolo di Tommy Quickly, fu memorabile, se la memoria mi aiuta, per John che suonava le maracas. Non era certo suonata quanto gli altri originali in quel periodo del Cavern.
Quindi, se avete o conoscete qualcuno che abbia i sei ingredienti…
Prossimamente: cosa suonavano, come lo suonavano, con chi suonavano, cosa dicevano.
(4 – continua)
2 Responses to “Un anno di Beatles – 10”
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Chitarrista acustico ed elettrico. Insegnante, giornalista.




luglio 5, 2011 @ 23:21
C’era una volta un ragazzino di 14-15 anni che viveva in mezzo a chitarre di ogni tipo e forma senza interessarsi di quello che una chitarra ti può dare. Il padre del ragazzino, un giorno (un bel giorno) infilò una cassetta VHS nel lettore. Era un concerto “unplugged” di Paul e la sua band (Linda era pure partecipe).
Il ragazzino prese in mano la chitarra più vicina e chiese a suo padre come si facesse a suonare. Dopo 2 mesi o poco più “Blackbird” non aveva più segreti… La magia della musica di Paul e della chitarra era entrata in lui per poi non uscirne più.
Ma forse la magia stava non tanto nella chitarra in sé, ma nell’emozione provata nell’ascoltare quei brani tanto semplici (?!?) ma tanto coinvolgenti. Roba che se ti entra dentro non ti abbandonerà mai più.
Vedere che, dopo tanti anni, la Loro musica riesce ancora a fare proseliti è una soddisfazione enorme, ancor più se il padre del ragazzino è colui che sta commentando ora.
Questi quattro mi hanno accompagnato in gioventù, stanno accompagnando un’altra generazione e forse accompagneranno anche le successive. Musica, composizioni, genialità , intuizioni penso irripetibili. Mi ritengo fortunato ad essere vecchio ed ad aver vissuto tutto questo.
Ed anche un grazie di cuore a quei due “disgraziati”
che mi fanno tornare indietro nel tempo. Daniele e Davide, la storia sta per volgere al termine. Ma quello che avete scritto non ha un termine ed è qua, per essere letto e riletto da “vecchi e giovani”, oggi e domani.
Thanks.
Lauro.
febbraio 2, 2013 @ 15:54
“If guitar almost disappeared from Sgt. Pepper’s…”
What on earth are you talking about? Sgt. Pepper is filled with electric guitar riffs all and yummy guitar sounds almost all the way through. Guitar did not disappear at all. Maybe you were so distracted by listening to all the other cool instruments on Sgt. Pepper that you forgot that guitars were still the primary instrument on almost every song?